Gli ultimi a toccarsi sono loro...

Il vantaggio di vivere con persone con interessi diversi dal proprio è il continuo scambio e stimolo cerebrale.

Per chi come me lavora spesso davanti ad un monitor il mondo fuori arriva filtrato.

Naturalmente per evitare una totale alienazione ho dei trucchi:
- vestirmi (ossia evitare di stare in pigiama tutto il giorno)
- salutarmi ( sentire una voce mi permette di non sentirmi sola)
- lavarmi i denti (se mi parlo e mi puzza l'alito... il lato negativo della solitudine è garantito)
-...
-...
- e andare a lavorare fuori - dove sia possibile connettersi - non dico ad internet - ad una presa elettrica.

Comunque sappiate che attenti osservatori sanno sempre riconoscere un freelance in luogo pubblico... e non a causa del pigiama!

se sei un freelance e tu lo sei batti le ali... sflap sflap  - e si Firenze è fantastica

Giunge la nipote ballerina ( di cui mi vanto essere borsista in una delle ottime scuole in Italia di danza) estasiata per l'ultima ora di lezione.

La descrizione parte del tipo " non puoi capire, eravamo legati, uno davanti e l'altro dietro..." la osservo manifestando dei dubbi sulla qualità della sua scuola ma poi continua "eravamo legati in modo che quello davanti guidasse quello legato dietro, quello davanti era l'attivo" i dubbi pulsano nella mia testa "a occhi chiusi, bellissimo, qualcuno ha pianto".

I nostri dialoghi, quando si parla delle sue lezioni di danza contemporanea hanno spesso queste sfumature interessanti che permettono al mio cervello di sghignazzare per ore sui possibili doppi sensi.

Ma essendo una persona matura (dovendolo simulare più che altro) domando: 
- Legati come? 
- Con una felpa, all'altezza della vita, quello davanti improvvisando doveva guidare l'altro ballerino.
- AAAAAh stiamo parlando di danza!

Risata collettiva. 
Lei oramai sa che vive con una versione di Ratman... in pigiama. In realtà non sa chi sia Ratman.

Poi la svolta.
Oggi volevo scrivere, ma dovendo pulire casa, sistemare i panni, stendere dentro quelli fuori a causa della pioggia, pulire il bagno, inviare delle foto a dei clienti e finire una bozza per un sito, riassettare cucina e studio per la cena che tra poco avremmo qui per festeggiare un caro amico... AUGURIIII BAGGIO. 

Dicevo, oggi volevo scrivere ma non sapevo di cosa.

Giunge la nipote florida di stimoli e mi dice " Il nostro insegnante ha detto che noi ballerini siamo esseri superiori".

Ok. Respiro. Non rido. Ok. Respiro.

Chiedo:
- in che senso?
- se consideri che la danza contemporanea è tale perchè legata al tempo presente, in un periodo in cui tutti sono dietro gli smartphone e dietro ai computer, siamo rimasti gli unici a toccarci, a toccarci col cuore ( qui ha capito che doveva specificare).

Ci rifletto e su.
ECCO DI COSA SCRIVERE!!! 

Sono veramente rimasti gli unici a toccarsi? - ci siamo capiti cosa intendo.
Sono veramente gli unici ad unire empatia e ascolto silente per comunicare e trasmettersi input che li rendono armoniosi e complici?

Fortunatamente non è così. 

Ma l'esercizio che fanno, per migliorare, forse dovremmo farlo tutti, imparandolo a scuola. Fin da piccini ascoltarci in silenzio. Percepire l'altro per far nascere in noi un senso di rispetto che poi sviluppandosi genera un idillio collettivo amoroso e morbidoso.

Ok, in realtà i bambini già lo fanno. Forse dovremmo noi adulti imparare a comprendere che loro ci osservano e come loro fanno con noi... noi farlo con chi abbiamo intorno.

Comprenderci... ma non per giustificare errori ma per trovare il modo di dare un'alternativa per evitare in futuro di ripeterli.

I miei amici giapponesi hanno un termine, che non ricordo, per indicare la capacità di dialogo silente che in italiano si traduce in un "saper leggere l'aria".
E' qualcosa di poetico e potente.

Se sapessimo leggere l'aria quante cose inutili eviteremmo di dire solo per il piacere di sentire la nostra voce farsi protagonista... o semplicemente quanto meno scasseremmo le palle, in un ristorante pieno, parlando poco e con garbo. Intuendoci.

I ballerini mi ricordano questa magia: la comunicazione.

E noi quanto comunichiamo con la pluripresenza nei social a caccia di consensi?
Io esisto. Io Ruth Miriam Carmeli esisto.
Anche senza un like. Sorprendente vero?

Non è un caso forse che ho smesso con l'uso personale di facebook dove il rumore era assordante:
un vocio tremendo in cui al contenuto di interesse si accavallano contenuti ripetivi a caccia di un click.

Sento il bisogno della comunicazione. 

Non voglio legare qualcuno addosso a me, che non sia il mio compagno, ma esigo rispetto del mio tempo. E lo esigo da me stessa. Non posso pretendere che i contenuti si trasformino in qualcosa che sia di mio gradimento ma posso SCEGLIERE il silenzio per concentrarmi e percepire una parola, un testo, una riflessione che mi arricchisca.

Nei social noi siamo ballerini solisti e a maggior ragione dobbiamo essere in grado di trasmettere qualcosa, impegnandoci a percepire il nostro presente comunicandolo in modo costruttivo. 

Esigendo il rispetto per me stessa logico è il fiorire del rispetto per il prossimo.

Sto scrivendo un pippone. 

Mi fermo qui consigliando due letture di un blogger/comunicatore che, da ottimo solista del palco digitale, percepisce e riesce sempre a scrivere cose interessanti al momento giusto:




P.s. Ho passato un anno fantastico a fotografare i ballerini di Maggio Danza, e ripensando alle parole del prof. di mia nipote ora comprendo cosa cercavo, quando ero in attesa di un gesto, un'espressione... cercavo di cogliere una parola, fosse solo un  cedevole gemito. 

Maggio Danza - Piazza della Signoria 



Inoltre ripensando a come hanno risposto alla mia proposta di ballare improvvisando senza musica, posso dire di aver avuto dei grandi maestri. 


Qui siamo sotto la stazione di Santa Maria Novella... non c'era la musica. 

E loro hanno comunicato alla grande! 

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