Social Gnam! - il cibo e la sua comunicazione

Allarme web!
Il cibo sta superando gattini e tette.
Può suonare assurdo ed invece i monitor sono diventati delle pagine di ricette - ovunque si clikki si trova del cibo in ogni suo aspetto.

La qualità narrativa non è mai elevata; è un generale tentennare nella ricerca di un filone editoriale ben preciso che non si raggiunge mai.
Si salvano i portali, ma solo per l'affezione di un pubblico che piacevolmente condivide grazie al senso di appartenenza che se ben gestito rende, e rende tantissimo.

In generale nei blog di cibo si trovano foto brutte - elenco di ingredienti e poca emozione.
Per dirla in breve: pochi sanno farlo bene!
Purtroppo questo non sembra essere un problema.

Mi è capitato di sentire una nota food blogger giustificare la comunicazione social con immagini non accattivanti dicendo "anche le foto brutte funzionano, non siamo mica fotografi".
Sul momento, essendo fotografo, pensai che quello che aveva detto fosse corretto poi facendo un giro nel suo blog e trovandolo molto più visivo che testuale ho pigiato il tasto ALLARM.

L'emozione è l'ingrediente segreto e sembra che solo i bloggers americani/e la sappiano usare alla grande.

Non è un caso che storytelling - visual storytelling ora stiano diventando parole di uso comune nei vari social-tutorial-incontri in questo periodo.

L'emozione passa attraverso le immagini.

Anche se non si è fotografi si deve aver cura di comunicare quello che si è realizzato con fatica.

Nessuna pagnotta esce dal forno pigiando un tasto.
Ci sono mani che uniscono farina, acqua, lievito (poi il sale)... ci sono mani che impastano.
Si suda.
C'è l'ansia per una corretta lievitazione.

L'attesa.

La gioia di poter condividere una fetta del nostro ego resosi tangibile.

E' il momento in cui il narcisismo raggiunge il vero orgasmo: 
TI NUTRO con qualcosa che ho fatto IO.

Tutto questo non può essere buttato in rete senza la giusta cura solo perché non si sa fare uno scatto... o non si sa cosa scrivere.

Il web è pieno di tutorial grazie ai quali si può imparare a dare il giusto risalto.


L'altra sera mi è capitato di vedere un film a tema cibo diretto e scritto da Jon Favreau;  non essendo appassionati del soggetto abbiamo fatto questa scelta solo perché   è lo stesso  regista dei primi due capitoli di Iron Man, 


Questo film è praticamente un manuale di come raccontare il cibo:
cosa significhi,
cosa porti con se,
quali aspetti narrare, 
come farlo!

Prendetevi del tempo, guardatelo, godete della splendida colonna sonora a suon di boogaloo ( la ricetta segreta della mia vita felice ).

Il social di cui si parla è twitter, se non erro facebook non viene neanche nominato... forse perché oltreoceano è oramai chiaro che è inutile accumulare numeri che difficilmente monetizzato (il film è stato girato nel 2013) e ancor più è sciocco pagare per campagne pubblicitarie quando fuori ci sono ancora altri canali aperti e gratuiti (ma questo è un mio personale pensiero).

In fondo se il vostro prodotto è valido, saranno gli altri a parlare di voi anche lì ;) 

Tornando al film, gradevolissimo, Fraveau è bravo a mettere insieme diversi aspetti che ruotano intorno al cibo: dalle aspettative, alla critica, al fallimento, all'osare fino al rimettersi in equilibrio facendo ciò che si ama.

E' carina la soluzione grafica con cui i cinguettii entrano a far parte dell'inquadratura... ha un certo non so che di Jarvis (guardatelo Iron Man!).


Ho avuto la fortuna di passare del tempo nella cucina dell'Executive Chef Entiana Osmenzeza e forse perché ho visto quanta passione c'è dietro ad ogni piatto che faccio fatica a sopportare tutto questo fiorire di blogger ed esperti, agevolati dalla facilità che il web offre, che non mette cura nel mondo in cui propone il cibo. 

Scusate il pippone; e pensare che volevo solo vantarmi del fatto che per me il vero #foodporn è questo:
- un panino fatto dal mio compagno
- due fette di pecorino di pienza
- del miele proveniente dalle campagne maceratesi 



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