in principio fotografai il nulla...

ruth miriam carmeli / bedarumica.org





Quando cresci in una famiglia in cui la fotografia è vista in due modi semplici:
- ricordo prezioso
- spreco di soldi
fai fatica a esternare il tuo proprio punto di vista che vede nella fotografia solo una grandissima figata.

Ricordo ancora la faccia scura di mia mamma quando riceveva dal fotografo il risultato dei miei scatti. 

La domanda e affermazione era una sola: ma qui non c'è nessuno?! 
Fotografavo il nulla, per lei. 
Sprecavo foto. 

Sprecavo soldi. 

Quindi da personcina coscienziosa che ero smisi di sprecare soldi ma non di osservare. 

Ecco un esempio di "nulla" a cui mi rifacevo... 

Paul Cézanne - Montagne Sainte-Victoire

Per mia madre manca qualcuno sul parapetto che guardi in camera... magari in primo piano.


Sia ben chiaro che se invece disegnavo qualcosa del genere... avevo fatto un'opera d'arte.


Quindi fin dai 10 anni mi è stato chiaro che la fotografia era un figata pazzesca ma era dura da farlo digerire a chi aveva il controllo del portafoglio... e che uno scarabocchio su carta valeva di più perché il tempo di pigiare un pulsante non era arte. 

Dopo 12 anni da questa presa di coscienza, con la prima digitale, è iniziata la mia danza cliccosa; ma è anche iniziata la battaglia con la peggiore patologia che mai si possa avere: scattare troppo, scattare male,  senza comprendere quale sia una fotografia. 

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